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Pubblicato in Blog, il 12 aprile 2016 ,

Il 15% degli oliveti in Puglia viene coltivato secondo le regole dell’agricoltura biologica: questa particolarità fa della regione una delle più BIO d’Italia, soprattutto per quanto riguarda il Salento.

Questi i dati di Coldiretti, declinati da Gianni Cantele, presidente della sezione pugliese dell’associazione di categoria. I dati, però, non si fermano qui e rivelano una Puglia (in particolare la provincia di Lecce) che non solo è il motore trainante della produzione di olio in Italia, ma lo fa anche in modo sostenibile.

Nella sola provincia di Lecce, infatti, sono più di 15mila gli ettari di terreno dediti alla coltivazione biologica di olivi. In particolare nel Salento, il 17% della terra dedicata agli olivi è coltivata secondo tecniche BIO ed è anche certificata.

Se a questa percentuale si aggiungono anche tutti i piccoli appezzamenti di terreno che sono trattati sempre in modo biologico ma a scopo di utilizzo personale – e dunque non sono certificati – si raggiunge quasi il 30% di superficie territoriale.

Percentuali davvero importanti soprattutto se si considera che dalla Puglia proviene circa il 40% della produzione italiana di olio, con un fatturato complessivo che si aggira intorno ai 520 milioni di euro annuali.

L’olio, dunque – e in particolare l’olio biologico – rappresenta un’importante risorsa, anche economica, per la regione ma anche per l’intero sistema produttivo italiano, se si pensa che la tipologia Dop pugliese da sola rappresenta il 9% dell’olio italiano esportato all’estero. Attualmente, le aziende olivicole pugliesi hanno raggiunto la quota di 270mila unità, ossia il 22% delle aziende italiane.

Il riconoscimento di questa attenzione della regione Puglia ai metodi antichi e biologici di coltura degli oliveti arriva dal Premio Biol 2016 che ha scelto proprio Lecce, in virtù del suo impegno nel settore, quale base logistica del premio stesso.

Unico neo: la solitudine nella quale versano gli agricoltori nella lotta contro la Xylella Fastidiosa, un batterio negativo che è la principale causa dell’abbandono di quasi il 20% degli oliveti presenti nel Salento poiché non più coltivabili.

Secondo il presidente Cantele, per contrastare l’azione negativa del batterio occorre più formazione. Per questo motivo, Coldiretti sta organizzando una serie di incontri tecnici riservati agli agricoltori che hanno lo scopo di promuovere la diffusione di un tipo di pianta di olivo più resistente alla malattia.


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