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Pubblicato in Blog, il 8 aprile 2016 ,

Il pane, oltre ad essere l’alimento base della nostra alimentazione, ha una storia antichissima in Italia, che risale al tempo dei romani e, ancor prima, vi sono testimonianze nell’antico Egitto.

Nutriente, profumato e buono, il pane accende i quattro sensi e nel corso dei secoli ha assunto forme e tipologie che l’hanno reso un cibo fondamentale per la nostra dieta.

La leggenda vuole che nell’era del paleolitico si usava schiacciare dei chicchi di cereali per ottenere la farina e mischiandola con l’acqua si otteneva un composto simile all’impasto dell’odierno pane, che indurito al sole trasformò quell’intruglio in pagnotta. Furono trovati persino semi di cereali fossili e reperti di utensili che dimostrano le origini preistoriche del pane.

La storia del pane dal tempo dei romani al Medio Evo

storia-del-pane-in-italiaNell’antica Roma il pane iniziò a divenire un alimento importante solo dal 168 a.C., quando furono imprigionati alcuni schiavi macedoni in seguito alla disfatta di Perseo.

Nei secoli successivi, Roma divenne una città davvero importante per la vendita del pane; aprirono numerose botteghe e sorsero i mestieri del mugnaio e del panettiere, dando vita all’arte bianca tramandata di padre in figlio. Durante l’Impero Romano, il pane veniva visto come un alimento fondamentale per tutto il popolo e una legge stabiliva che tutti dovevano averne in casa o potevano produrlo acquistando la farina di frumento.

Era consuetudine tenere grandi scorte di pane nei magazzini per non farlo mancare a nessuno. Già a quei tempi, esistevano diverse tipologie di pane che rispecchiavano la classe sociale di appartenenza.

Addirittura esisteva un pane speciale, molto simile alla pizza, composto da farina, sale, acqua, pepe e strutto che andava nelle tavole dei nobili. I poveri, invece, potevano nutrirsi di pane nero. Durante il Medio Evo, in seguito alle invasioni barbariche, il mestiere del panettiere ebbe un periodo di arresto.

In quell’epoca solo i monasteri detenevano il potere di avere dei panifici, mentre i nobili avevano il permesso di realizzare il pane in casa e costringevano i contadini ad utilizzare i loro forni per creare vari tipi di pane per uso personale.

L’evoluzione del pane dal Rinascimento ad oggi

storia-del-pane-in-italia-2Con l’arrivo del Rinascimento tutto cambiò e i mestieri del mugnaio e del panettiere tornarono ad essere di uso comune; si iniziò a produrre il lievito di birra per potenziare la lievitazione e piano piano ogni zona italiana iniziò a creare una diversa specie di pane arricchendolo con uvetta, anice, olive ed erbette.

L’unica differenza era che esistevano delle tipologie di pane per ogni categoria sociale. Venivano realizzati dei pani appositi per i re, quelli per i cavalieri, clero e così via. Durante il ‘600, prima e dopo la peste del 1630, il pane era un alimento troppo costoso per la carestia che traboccava nel popolo e su di esso pesavano delle tasse che rendevano quasi impossibile il suo utilizzo. Proprio a causa di ciò il popolo iniziò a ribellarsi; esistono, a proposito, testimonianze storiche che narrano di assalti nei forni milanesi e sommosse popolari per la mancanza del celebre alimento.

Nel 1760 si tentò di rendere meccanico il lavoro del fornaio ma tutto fu vano. Dall’800, invece, il pane divenne un alimento di uso comune, grazie all’avvio dell’industrializzazione che permise di creare delle impastatrici meccaniche.

Nella seconda metà dell’ottocento, però, l’Italia fu protagonista della famosa tassa sul macinato imposta dal Ministro delle Finanze Quintino Sella, che determinò la famosa rivolta del macinato. Ad oggi, in Italia, esistono circa 250 tipi di pane che cambiano in base alla regione: il pane senza sale in Toscana e nelle Marche, la rosetta laziale, la pitta della Calabria, il pane di Altamura in Puglia, il pane di grano nel Salento, il carasau sardo e i grissini torinesi in Piemonte sono solo alcuni esempi dell’evoluzione che ha subito il pane nel corso delle varie epoche.

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